Veneto e Crimea fanno film dell’ultimo khan

In Crimea, nel gennaio-febbraio del 2021, è stato girato un film molto curiosissimo chiamato «L’ultimo Khan». Il film è di un genere abbastanza interessante – un documentario e allo stesso tempo a soggetto.

Il regista del film giornalista e conduttore televisivo Mokey Rusinov chiama il genere del film – film-dibattito.

«Film-dibattito è un nuovo genere di documentario con scene di gioco su un determinato argomento. Lo scopo principale di tali opere è invitare la società a pensare e a discutere»

Nel film partecipano esperti storici e attori dal teatro di Sebastopoli, quindi ha una base storica e una trama a soggetto che aggiunge alla base storica emotività e figuratività artistica.

È importante notare che il film è un adattamento cinematografico del libro dello scrittore da Sebastopoli Vitaly Nadyrshin intitolato “L’ultimo Khan” ed è dedicato all’ultimo sovrano del Khanato di Crimea Sahin Giray.

Il film descrive la vita del Khan crimeano Sahin Giray, il cui governo si rivelò l’ultimo per il Khanato, dopo la sua l’abdicazione dal trono l’elitè turco-tartaro giurò fedeltà all’impero Russo nel 1783.

Un giovane sovrano ambizioso e pro-europeo compiè molte azioni curiose che, alla luce dello sviluppo di imperi di un nuovo tipo, predeterminò il destino del Khanato di Crimea.

È interessante notare che il Khan da giovane fu inviato da suo zio in Italia, vale a dire a Venezia. Studiò lì per diversi anni e scopri la cultura europea, l’arte, le basi della politica e della democrazia.

È questo fatto della biografia che ha reso questo progetto internazionale. Il film è diventato un altro punto internazionale delle relazioni tra l’Italia e la Russia, o meglio, tra la Crimea e Venezia. Alle riprese hanno partecipato storici italiani e, inoltre, il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Roberto Ciambetti.

«In questo contesto, non possiamo poi dimenticare i profondi rapporti tra Venezia e la Crimea, rapporti che risalivano al XIII secolo: per la Repubblica di Venezia, ed è fondamentale ricordarlo, il Mediterraneo iniziava dalle Porte d’Ercole e finiva nella città portuale di Tana, l’attuale Rostov, nel mare d’Azof, alla foce del Don, dove c’era l’emporio commerciale veneziano più lontano da Venezia in assoluto, ma di fondamentale importanza nel sistema dei traffici e dei commerci europei: per Venezia, Tana, sulla foce del Don, era parte integrante dell’Europa e da secoli, come dicevo, la Crimea era il punto d’arrivo e di partenza di relazioni e scambi, non solo economici, con la Repubblica Serenissima.

Non sorprende allora sapere che Şahin Giray studiò a Venezia, né sorprende che negli equilibri socio-politici dell’epoca egli fosse filo russo.  A Venezia ed in Veneto c’era una parte della nobiltà che parteggiava per la Russia e che avrebbe voluto firmare la proposta avanzata dalla zarina Caterina la Grande per una alleanza russo-veneziana in funzione anti-ottomana.

Di certo, io credo che Şahin Giray, a Venezia entrò in contatto con il pensiero avanzato e la cultura della nuova Europa, che lo ispirò poi quando, rientrato in patria, avviò una politica innovatrice nell’economia e nella trasformazione dei costumi della corte, avvicinandola sempre più a modelli occidentali che aveva visto a Venezia”.

Quindi, anche nei tempi non molto convenienti per l’amicizia internazionale, tali progetti sono i ponti della continuazione del rapporto tra le regioni e le nazioni vicine spiritualmente.

Mentre il film è nella fase finale della preparazione e si prepara per la proiezione, su internet è già possibile guardare due trailer.

Buona visione e Benvenuti in Crimea!

 

 

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