Che disgrazia l’ingegno!

Recentemente ho incontrato una mia amica notevole. Non ci siamo visti per diversi anni, ma lo stile è rimasto lo stesso. Un cappello da qualsiasi tempo molto commovente, uno sguardo perforante e distratto, memoria perfetta-selettiva. E l’ironia, naturalmente. Olga è moglie (non mi piace la parola “vedova”), aiutante, amico del mio Maestro Alexander Zinoviev. Filosofo, logico, sociologo. Insomma, genio! No, non è una metafora o un’iperbole. Ho dato delle lezioni in una delle università più famose del mondo, quando sono venuto a sapere che per una metodologia impegnativa e complessa Zinoviev era nominato “l’uomo più intelligente del mondo del ventesimo secolo”. Potentemente! Soprattutto quando si sa che almeno lateralmente (solo lateralmente) anche tu ne sei coinvolto.

Siamo stati i primi moderatori con Olga nello spazio post-sovietico della conferenza dedicata alle opere di Alexander Alexandrovich. Un decennio fa a Donetsk. Altre città e le capitali hanno rifiutato di ospitare questo incontro. Perchè? Penso che i capi di queste città sapessero di qualcosa di scomodo del filosofo per tutte le autorità. E non c’erano suoi discepoli. Ma i capi di Donetsk ancora non ne sapevano niente. E i discepoli c’erano. La conferenza, a proposito, era di successo.

Mi pento solo perche ho falciato due volte. La prima volta è stato con un venerabile ospite  – un vero e proprio accademico – che durante l’incontro ha detto: “Che bello che da noi nel mondo spirituale post-sovietico sono state tornate le opere del grande pensatore. Questo apre nuove opportunità per tutti noi nella cognizione del mondo sociale”. Ho risposto: “è improbabile. Se il portare il violino do Stradivari ad un club in campagna, non farà aprire nuove opportunità musicale per spettacoli amatoriali locali.” Ha preso l’offesa su di me. Invano.

Ora questo accademico, suona secondo le note delle autorità ucraine. E non ha bisogno di uno stile alto e strumenti sofisticati di analisi del Maestro filosofico.

La seconda volta che sono caduto è successo all’incontro con l’alta società locale. Noi con Olga fummo invitati ad ammirare lo stadio nuovo dal suo proprietario e dal governo affiliato della città. affiliati Guida della città. Lo stadio sbalordiva. Tali, probabilmente, non sono dovunque. “Cosa pensi quando,” quando diventiamo campioni d’Europa?”, il proprietario ha chiesto. “Mai”, ho risposto a sproposito, “ non posso ingannare – non sarete campioni! Dal momento che nessuno di voi legge Zinoviev”. Silenzio. “Ma che c’entra Zinoviev.. Kamenev?” – nel modo banale-dotto la coorte dei capi ha cominciato a fare rumore. E poi ho raccontato una delle mie storie preferite.

Prima della morte del solitario Heidegger un giornalista ficcanaso francese è riuscito a intervistarlo. Tra le altre questioni, era anche questo: “Come voi tedeschi, riuscite a fare queste auto fiche come Mercedes?” “Penso”, ha detto il filosofo, “che gli operai di quella macchina tedesca sono gli ultimi nel mondo che leggono Aristotele, Kant e Hegel”. “E qual è il rapporto fra Hegel e Mercedes?” “Non so qual’è il rapporto tra di loro, ma solo sospetto che l’uomo che non abbia letto Hegel non possa costruire un Mercedes. Questa parabola ho finito con l’ipotesi seguente: “non so qual’è la connessione tra il filosofo Zinov’EV e la squadra “Shakhter”, ma ho il sospetto che le persone che non l’hanno dato, non possano rendere il loro Club un campione.

Naturalmente, passavo per furbo. So qual’è la connessione. E macchine ficcate e il calcio elegante sono fatti dalle persone intelligenti. E Zinoviev è la passione incarnata dell’uomo verso la mente. All’università ho studiato i suoi libri di logica. Ci hanno spiegato come pensare correttamente, senza essere distratti da disordine e casualità. Presso l’Istituto di filosofia ho catturato ciascuna delle sue parole solo trattenendo il respiro: e alle lezioni di post-laurea e alle occasioni spontanee all’interno di una mensa a Volkhonka. In quel tempo tutti lo consideravano un frondeur, nemico del potere, oppositore del regime. Bere vodka in compagnia con lui si considerava un atto dell’eroismo civile o una sfida al regime.

Poco prima della sua espulsione dall’Unione Sovietico e ilritiro della nazionalità (questo è stato un evento senza precedenti nella storia del paese!), gli ho domandato conro che cosa o contro chi combatte. “Io non sono un dissidente”, ha risposto, “ma credo sinceramente che il regime sovietico è mio e combatto non contro di esso, ma contro tutto ciò che mi impedisce di essere intelligente”…

L’unicità di Zinoviev, a mio parere, era non nel suo essere enciclopedico, la coerenza, la scalabilità, ma soprattutto nella frenetica sete per la mente. Cioè per la capacità intrinseca di imparare l’essenza delle cose, per vedere le vere relazioni di causa-effetto, di penetrare nella verità reale. Probabilmente, non era nel mondo un uomo che così inesorabilmente e disinteressatamente ha combattuto per giusto e buono diritto di essere intelligente.

Anche nell’infanzia lui ha concluso che il principale ostacolo alla mente, alla verita aperta ad esso fosse paura. E lui ha cominciato a combattere contro le paure. C’è la paura del leader. Ha iniziato a preparare l’assassinio di Stalin. E sarebbe stato giustiziato se stesso, se non fosse cominciata la guerra. C’è la paura della morte. E diventa il pilota del velivolo, cioè la professione militare più pericolosa. È sopravvissuto per miracolo. C’è un grave timore di disciplina del partito. E si affitta la sua carta di partito, spingendola sotto la porta del segretario barriccato del Comitato del partito. C’è la paura dell’ideologia ufficiale. E produce serie di libri storditi di samizdat (“Le altezze di sbadiglio”, ecc.), che “trollano” ferocemente sciocchezze di ufficialità, la vitaccia di distribuzione in maniera di nomenclatura e decadenza tardisovietica.

Sì, è difficile essere intelligente nell’Unione Sovietica. È stato inviato, privando non solo nazionalità ma anche tutti i premi di combattimento e regalie accademiche. Inviato in Europa! Ma… Si è scoperto che neanche in Europa non si può essere intelligente! Le loro paure sono ancora più tenaci e globali. E ha cominciato di nuovo una lotta. Per la verità. Per il diritto alla mente. Lui raccomandava delle cose sediziose: l’Europa non sarà mai unificata; l’Occidente cercherà di rendere la Russia una colonia, e le ex-repubbliche sovietiche marginali sono già diventate colonie; quelli che hanno distrutto l’Unione, non sono eroi, ma criminali; la letteratura sovietica è la migliore del mondo.

Alla fine è stato messo davanti ad una scelta: o firiutare alla sua ingegno, o l’Europa avrebbe abbandonato lui. Ma che disgrazia l’ingegno! E lui è tornato. A dire la verità. Oggi in Europa non lo pubblicano, ma lo fanno (anche se ovviamente non è sufficiente) in Russia.

In breve, con Olga Zinovieva ho avuto molto da parlare. Salutandome, sussurrò a come in password: “Violino di Stradivari” possa già essere tornato.

R. Derviscio
specialmente per “Crimea insider”

 

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